Argimonia – Falesia Bassa

Argimonia - Falesia bassa

La falesia dell’Argimonia è una delle falesie delle Alpi Biellesi più comode da raggiungere, in quanto si trova proprio al lato della strada.

E’ composta da tre belle placche sulle quali si svolgono diversi tiri di facile e media difficoltà

La falesia veniva utilizzata già dagli Anni Sessanta ma sulla parete erano presenti solo gli ancoraggi di calata: è stata riattrezzata dalle Guide Alpine Carlo Gabasio e Donatella Coppa grazie al contributo di Oasi Zegna. La falesia è stata dedicata a Donatella Coppa, scomparsa prematuramente in seguito ad un banale incidente.

Zona: Valle Mosso, Argimonia

Quota (m s.l.m.): 1300 m

Esposizione: sud

Protezioni: resinati inox

Difficoltà: dal 4a al 6b

Accesso:
A: da Biella salire la Valle Cervo e raggiungere la località sciistica di Bielmonte, quindi scendere verso Trivero. Dopo poche centinaia di metri superare uno slargo con punto panoramico sulla destra detto Poggio Cossato, quindi superare 2 gallerie e proseguire fino ad una zona con reti paramassi ove si parcheggia
B: da Trivero salire verso la località sciistica di Bielmonte(senza raggiungerla); prima delle gallerie si parcheggia in una zona con reti paramassi

Avvicinamento: la falesia è a bordo strada

1 – Arrampicarabus: placca con partenza più tecnica, 5a, 15 m
2 – Mar Motta agitata: placca facile, 4a, 15 m
3 – Occhio alla Lince!: placca, 4b, 15 m
4 – Il Muro di Dolcino: placca, 6b, 15 m
5 – Il Salto del Gallo Forcello: placca, 6a, 15 m
6 – Er Mellino: placca, 5c, 15 m
7 – Argimonia Dreaming: placca, 6a, 15 m
8 – Attenti al Lupo: placca, 5c, 15 m
9 – Nontincordarconme: placca, 5c, 15 m
10 – La Tana della Boia d’Or: placca, 5b, 15 m
11 – Il Camino delle Fate: camino, 5b, 15 m
12 – Lamponi Acerbi: placca, 4c, 15 m

Una piccola analisi su come è cambiato il concetto di arrampicata libera. Nella foto in bianco e nero sto arrampicando dove ci sono i monotiri dell’Argimonia: la via oggi si chiama Er Mellino (5c).

E’ il 1976, non ho la corda, non ci sono chiodi, non ho l’imbrago; a quei tempi l’arrampicata libera era intesa così, si cercava di allenare la testa a controllare la paura. Altri tempi, con il senno del poi direi stupidi e che sono costati cari a tanti alpinisti, soprattutto i più giovani, che leggevano i libri dei grandi alpinisti dell’epoca che esaltavano il limite della vita come la massima difficoltà da raggiungere nell’alpinismo.

Per fortuna i tempi sono cambiati e, pur restando un’attività rischiosa, l’arrampicata ha preso una piega più sportiva, dove l’allenamento fisico prevale sul puro coraggio.

Guida Alpina Gianni Lanza

Per uno spuntino dopo l’arrampicata visita la Pasticceria Maniscalco e Rainero

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