Storia delle Alpi Biellesi

Le salite e i personaggi che hanno fatto la storia delle nostre montagne

Da sempre le montagne Biellesi sono state percorse lungo i sentieri che attraverso i colli che collegano le Valli di Gressoney, Champoluc, Alagna e la Svizzera con la pianura Padana, sentieri che, negli anni passati, hanno visto un fiorente scambio commerciale, attraverso montagne allora molto più antropizzate.

Le principali cime e creste di queste nostre Alpi sono state sicuramente salite da pastori e viandanti.

La prima scalata documentata, realizzata con puro intento sportivo, è la Via del Canalino (clicca per la relazione) al Mucrone salita il 28/6/1909 da Amerigo Boggio Viola, L.Vigliani, F. Bogga, U. Nicodamo. In realtà la Cresta dei Carisey al Mars (clicca per la relazione), sicuramente è stata salita in un periodo antecedente, ma non si hanno notizie certe documentate. La salita del Canalino rappresentò per l’epoca una vera impresa considerando che, data la difficoltà (quarto superiore) e la lunghezza di duecentocinquanta metri, la via era vicina ai massimi standard dell’epoca.

Negli anni ’40 le pareti Biellesi riacquistano interesse. I Torinesi Lanati e Villa il 28 luglio del 1940 raggiungono il Mucrone; erano stati invitati da Carlo Ramella e, in quell’occasione, avevano salito la Parete Piacenza, con difficoltà di quinto grado su placca verticale ed esposta. Lo stesso Carlo Ramella la salirà il 15/8/1942 in arrampicata solitaria. La Piacenza, così chiamata dai tentativi di salirla che fece Mario Piacenza all’inizio del ‘900, resterà per molto tempo la più difficile.

In questi anni si affacciano sulla scena due guide alpine fortissime ed attive in tutte le Alpi occidentali: sono Primo Momo e Bruno Pofi. Tra le loro imprese la mitica prima ripetizione della parete sud del Cervino mentre sulle montagne di casa iniziano un’esplorazione che li porterà a salire le vie più classiche, sempre eleganti, su buona roccia ed in totale arrampicata libera. La più bella e ripetuta è la classicissima Via Innominata al Mars: quattrocentocinquanta metri, massimo quarto superiore, roccia ottima. Sempre sul Mars saliranno, nel febbraio del 1943, la severa parete nord-est. In seguito la 35 al Mucrone, sempre su ottima roccia. Lo spuntone isolato detto “La Mitria” viene salito, con grande intuito, per un bello sperone di centocinquanta metri ed anche qui siamo sul quarto superiore. Nell’estate del ’42 viene salita la Via Monformoso al Mucrone. Questa via è stata da sempre sottovalutata, ma in realtà presenta tratti di quinto superiore obbligatori con poca possibilità di proteggersi e massima esposizione. Non diventerà mai una classica, ma ancora oggi pur un po’ addomesticata da qualche fix, non può che destare ammirazione.
La collaudata cordata salirà in invernale nel ’39 il canalino del Mucrone, ancora oggi considerato una via di misto molto difficile.

Bruno Pofi sul Cervino
Anni 60 - Nord dei Gemelli

Sempre degli anni ’40 è la bella e difficile via di Carlo Ramella e Gianni Miglietti alla Nord dei Gemelli, con una faticosa dulfer allora valutata di quinto grado superiore ma, che oggi, se fatta senza aiuti in libera direi 6a.

In questo scenario di arrampicate soprattutto libere, mirate a sfruttare i punti deboli della parete, si troverà ad operare Nito Staich, alpinista triestino, allievo di Emilio Comici, giunto nel biellese a seguito dei tragici eventi dell’8 settembre 1943. Nito, abituato alla verticalità del calcare e pratico delle nuove tecniche, sceglie i tracciati in base all’estetica, forzando, in libera ed in artificiale, passaggi fino ad allora nemmeno concepiti. Le vie sono salite con grande purezza di stile e sobrietà di mezzi, restando un termine di paragone tuttora attuale. Inizia con la Direttissima alla Piacenza, poi nel 1950 sale lo spigolo sud est della Mitria ed il diedro nord dei Gemelli. Nel 1958, con Gigi Freoni, affronta la mitica parete del Cossarello, sostenutissima ed all’epoca improteggibile arrampicata libera; nello stesso anno vince la parete nord dei Gemelli con elevate difficoltà artificiali ed una dulfer valutabile di VI, lunga 10 metri ed ai tempi improteggibile. 

Guido Machetto, il più grande alpinista biellese di tutti i tempi, non perdeva occasione per ricordare che “il Nito ha insegnato ad arrampicare a tutti noi

Leggi il racconto di Gianni Lanza Guido Machetto e il ladro di chiodi

Nito Staich

Tra gli anni ’50 e ’60 appare anche la figura di Piero Gaudino, detto “Pero 49” per il suo numero di scarpe, che con il compagno Carlo Crivelli salirà, in artificiale vie come come la nord dei Gemelli che presenta un tratto di A4 e la direttissima di sinistra alla Piacenza. Purtroppo sparirà sul Cervino, all’uscita del Rifugio Amedeo, e sarà ritrovato solamente sei mesi più tardi.

Negli anni Sessanta sulle montagne biellesi compare una generazione di arrampicatori fortissimi che si batteranno soprattutto per ripetere le vie già esistenti ma ammantate di leggenda. In quel periodo il primo exploit nel 1957 è di Sergio Vercellotti e Umbertino Coda Zabetta che salgono in invernale la parete Piacenza, seguiti nel 1958 della Guida Alpina Vanin Antoniotti che sale in solitaria invernale il Canalino del Mucrone.

Nel 1963 Renzo Coda Zabetta e Piero Grava affrontano lo spigolo della Lavazzey, poi nel 1964 Bruno Taiana e Piero Grava salgono il Dente Della Vecchia, nel ’68 Renzo Coda Zabetta e Jean Dagostino salgono la remota parete nord del monte Rosso del Croso.

Bruno Taiana
Sergio Vercellotti durante la prima invernale della Piacenza

Gli anni Settanta vedono protagoniste sulle Alpi Biellesi le nuove generazioni, si lasciano gli scarponi e si inizia ad arrampicare con scarpette, imbracature e nuts. Nascono quindi vie più moderne, la prima è la Sartori-Crotti alla sud del Mucrone aperta nel 1973 , sempre sulla sud nello stesso periodo Ugo Vialardi e Alessandro Carletto saliranno la classica della parete sud che sarà ripetuta in solitaria da Battistella. Sempre nel 1973 la Guida Alpina Ettore Gremmo con il vecio Piero Grava saliranno la repulsiva Via Pivano alla parete sud ovest.

Tocca a Gianni Lanza nel 1975 solitaria della Nord del Cresto, nel ’76 solitaria del dente della Vecchia, nel ’77 la Coda del Drago, la nord est della Mitria e la prima invernale della nord dei Gemelli. Nel gennaio del ’78 Boggio, Vialardi, Fezzia e Bocca salgono in invernale la Staich al Cossarello.

Siamo agli anni ’80 molti alpinisti cominciano a muoversi sul terreno Biellese, sempre con concetti di arrampicata classica vengono salite altre nuove vie, Enrico Rosso, Ennio Bruschi, Dino Angiono con qualche chiodo a pressione e dura scalata libera salgono la Fasoletti al Mucrone, Lanza sale in solitaria la nord dei Gemelli e la Pivano al Mucrone, mentre sulla parete Piacenza sale Antichi Zeiten. Al Cossarello Rosso con Cugnolio aprono due difficili vie, anche Cavagnetto e Zoia sono della partita e salgono le improteggibili placche della via Amica, sull’estrema destra della parete passano Moglia, Perino e Longo,mentre ancora Rosso sale in solitaria un importante variante alla Staich. Sul Rosso del Croso Amabile Ramella e Francesca Ceroni saliranno la via Pascher.

Negli anni 80 molte sono le invernali, Lanza e Bertagnolio saliranno la Gaudino, la Mucronomicon e la Antichi Zeiten alla Piacenza, sempre Lanza con Moglia saliranno in inverno sulla Sartori, Rosso farà l’invernale della Pivano e della Direttissima, Amabile Ramella salirà in solitaria la Monformoso, Fardo e Comoglio saliranno in inverno sulla Miglietti Ramella ai Gemelli.

1976 - Gianni Lanza - prima invernale della Nord dei Gemelli
1958 - La Direttissima alla Parete Piacenza

Negli anni Novanta sulle pareti compaiono i primi spit: Lanza e Bertagnolio salgono lo spigolo del Canalino, e poi la difficile via del Nanni alla Piacenza che verrà ripetuta in solitaria da Luca Formagnana ed in invernale da Michele Fardo e Fabrizio Franco.

Nel 2000 lo spit diventa di normale uso, Erik Hottejan e compagni aprono una bellissima via al piccolo Cervino.
Gianni Lanza, Seba Biolcati, Roby Sellone, Franco Delzoppo, Lele Mosca, Aldo Astrua, Alberto Pezzin attaccano a tappeto. Salgono due vie sulla Nord della punta Sella, due vie sui Bechit, due vie vicino alla cresta Carisey, quattro vie sulla remota parete dello Skurz, due vie sul Mombarone, cinque vie alla cresta dei Cacciatori.

Stefano Perrone con Valeria Bruna sale la difficilissima Gemelli Diversi alla nord dei Gemelli e la classica parete nord della Punta della Vecchia. La Tike Saab Guide Alpine, su incarico della provincia di Biella, apre tre belle ferrate, una al Mucrone una al Mars e l’ultima al Tovo: Gianni Lanza con i suoi compagni traccia e attrezza la spettacolare Alta Via delle Alpi Biellesi, un percorso unico di 35 km, sempre in cresta.

Negli ultimi tempi, sulla scia delle opere già esistenti, vengono costruite altre tre importanti ferrate: la continua ricerca porta all’apertura di altre nuove vie con chiodatura abbastanza plasir. Il gruppo di Gianni Lanza, Roby Sellone, Teo Bizzocchi, Seba Biolcati apre una quindicina di vie ideali per uso scuola, spaziando dal Mars, al Mucrone al Rosso, all’Argimonia, alla Balma, in ultimo la bella via della Penna Nera al Cossarello. Nella conca di Oropa intanto prende vita il progetto Oropa Verticale, in cui un gruppo di amici attorno a Roberto Munarin comincia a richiodare i settori sottostanti al pilone della funivia di Oropa e collegarli con un sentiero. La scrupolosa ricerca porterà Munarin all’apertura della Via Ai-Brix alla Sud del Mucrone che con il suo considerevole sviluppo (quasi 800 metri) è la più lunga del biellese.

Queste montagne continuano ancora oggi a costituire un bellissimo terreno d’avventura per l’esplorazione di nuovi settori e l’apertura di nuove vie: tra le ultime nate sul Mucrone Via della Rampa e Via Messico e Nuvole. 

Proprio quando sulla Parete Piacenza sembrava esaurito tutto il terreno di gioco è stata individuale una linea sul lato sinistro della parete, di grande bellezza e di notevole sviluppo, che dai pressi della partenza della ferrata del Limbo porta alla cima del Mucrone: nasce quindi la Via Giampi Simonetti, grande appassionato delle nostre Alpi Biellesi. Grazie alla collaborazione della famiglia è stata attrezzata con ottimo materiale inox, e con i suoi 13 tiri sicuramente diventerà una grande classica.

Guida Alpina Gianni Lanza

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