Personaggi

Guido Machetto

L'alpinista biellese più conosciuto

Guido Machetto nasce a Biella il 28 Maggio 1937, inizia da ragazzo la vita in montagna.

Diventa guida alpina e maestro di sci: ha al suo attivo diverse scalate sulle Alpi, tra cui la mancata per un soffio prima invernale della integrale di Peutery al Bianco, e molte spedizioni nelle Ande e in Himalaya. Dopo la sfortunata spedizione all’Annapurna del ’73, si prende la rivincita salendo il Tirich Mir con una spedizione leggerissima assieme a Beppe Re, dando inizio in Himalaya al concetto di spedizione in stile alpino.

L’anno successivo torna sul Tirich con Gianni Calcagno e apre in stile alpino una nuova via di alta difficoltà.

Muore nel Luglio del ’76 per una caduta sul Pilier Bernezat alla Tour Ronde.

Tike Saab

Un testo di montagna unico nel suo genere, Guido scrive storie che riguardano la montagna, i compagni, i portatori e l’ambiente con uno stile schietto e scorrevole e soprattutto assolutamente privo di retorica.

Dal titolo del libro, il saluto dei portatori Pachistani “Tike Saab” aveva preso il nome la scuola di alpinismo delle Guide Alpine del Biellese.

Guido scrive anche altri due libri: Annapurna, la storia della sfortunata spedizione del ’73 e Sette anni contro il Tirich in collaborazione con Riccardo Varvelli.

Guido Machetto
Tike Saab, Guido Machetto, Arti Grafiche Persico Dante, Cremona, 1972

Leggi il racconto di Gianni Lanza Guido Machetto e il ladro di chiodi

Nito Staich

Quando l'arrampicata è una questione di stile

Un personaggio conosciuto e benvoluto da tutti, perchè andava in montagna, perchè cantava, perchè amava far festa, scrivere, “ciacolare” e polemizzare. Perchè era allegro, simpatico, si infilava in tutti gli ambienti e li insaporiva, come il prezzemolo in cucina. Guido Machetto, forse il più grande alpinista biellese, non perdeva occasione per ricordare che “il Nito ha insegnato ad arrampicare a tutti noi”.

Istriano di origine, cresciuto a Trieste, capitò a Biella per caso nel 1943, arrivando a piedi dalle montagne, in divisa da militare, dopo lo sbandamento dell’8 settembre. Era stato allievo del grande Emilio Comici, veniva da quelle Alpi Orientali dove prima della guerra l’arrampicata su roccia aveva raggiunto livelli che i migliori alpinisti delle nostre zone non riuscivano nemmeno ad immaginare.

Lo Staich alpinista è, per noi ma anche per molti altri, “un fenomeno”. Abbiamo provato a percorrere le sue vie per capire fino a che punto potevamo aver ragione ed abbiamo visto che effettivamente il Nito ha precorso i tempi. I suoi itinerari, aperti ormai più di 50 anni fa, non hanno nulla da invidiare alle vie moderne che conosciamo oggi.

Tratto dalla prefazione di Mario Pozzo: Nito Staich. Quando l’arrampicata è una questione di stile, di Gianni Lanza e Roberto Sellone

Guarda il video Scuola di roccia con Emilio Comici nella nostra sezione dedicata ai filmati storici di montagna.

Val Rosandra anni '30: a sinistra Nito Staich, al centro Emilio Comici

Bruno Taiana

Una forza della natura

Un grande alpinista che in montagna, negli anni 60, precorreva i tempi in arrampicata libera (intesa senza protezioni) e artificiale sulle vie più impegnative delle Alpi Biellesi. Era molto conosciuto poiché agiva in posti noti, sotto gli occhi di tutti. Tra le salite più importanti: la prima della parete sud est del Becco della Tribolazione, con Guido Machetto e Beppe Re; una ripetizione lampo della nord est del Badile, via Cassin, ed un tentativo alla Nord dell’Eiger, che all’epoca non era ancora stata percorsa da nessuna cordata italiana e che psicologicamente aveva un enorme peso.

Bruno Taiana

Leggi la news di Gianni Lanza e Paolo Girardi Bruno Taiana ci ha lasciati

Ugo Angelino

L'uomo del K2

Ugo Angelino, un grande della montagna biellese, alpinista accademico con all’attivo importanti salite, Monte Bianco Via Major, Grandes Jorasses Cresta des Hirondelles, Aguille Noire Cresta Sud, Cervino Cresta Furggen, e molte altre nelle Alpi. Importantissima la sua partecipazione alla spedizione che nel 1954 vincerà il K2. 

Guarda il video Italia K2

Ugo Angelino (il primo a sinistra)

Leggi la news di Gianni Lanza Ci ha lasciati Ugo Angelino, l’uomo del K2. 

Placido Castaldi

Alpinista e pittore di montagna

Placido nasce a Pollone il 30 Marzo 1925. Dopo le scuole elementari a Pollone, frequenta le scuole di Avviamento Professionale a Biella e successivamente lavora per qualche tempo come operaio tessile. Le ore libere le trascorre intensamente dedicandosi al disegno.
Nel 1948 incontra il pittore Giuseppe Bozzalla che, notando le sue capacità nel disegno, gli dice: “Tu devi fare il pittore, sei un disegnatore nato”.
Sotto l’insegnamento del grande pollonese, Placido intraprende un lungo tirocinio severo, duro ma fruttuoso.
Ciò che univa Bozzalla al giovane Placido era l’amore per il paesaggio ed in particolare quello di Pollone: gli stupendi monti, le valli, i colli, i suoi torrenti e le nevi sono stati il legame con la propria terra per entrambi.
La prima mostra di Placido avviene nell’Aprile del 1954 alla Galleria la Cornice di Biella dove riscontra il favore della critica e il consenso del pubblico.
Da allora è un susseguirsi di mostre collettive e personali di pittura e scultura fino ai giorni nostri.
Placido muore all’Ospedale di Biella il 4 Gennaio 2014 dopo ripetuti ricoveri.
L’ultima sua uscita pubblica è stata la sera del 19 Settembre 2013 in occasione dell’inaugurazione della mostra del suo maestro Giuseppe Bozzalla a Pollone, suo paese natale.

LA MONTAGNA
La montagna è stata un altro amore grande per Castaldi. Non si contano le ascensioni dei colossi delle Alpi occidentali fino alle stupende montagne Dolomitiche, queste scalate sono occasione per realizzare schizzi e appunti dai quali ha poi ricavato tante sue opere. Ha avuto come compagni di queste “scorribande” tanti amici come il compianto Guido Macchetto e il pollonese Giovanni Antoniotti (per Placido “Vanin”) .Placido ha scalato montagne nella Sierra Nevada in Marocco.
È salito sul biblico Ararat, si è arrampicato su aspre montagne Iraniane.
Altre trasferte in Nord America e in Messico. Ma su tutte spicca la spedizione in Himalaya dove ha scalato il Baby Shivling (5600 m) non rinunciando, pur con le mani intirizzite dal freddo, a corredare la spedizione con i suoi disegni: “appunti di viaggio”.

Tratto da: Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, mostra Tributo a Placido Castaldi, 2014

Placido, grande amico di Gianni Lanza
Un dipinto di Placido
L'amore per la montagna
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