|
Certamente una parete dimenticata quella che dalle gole della Dora sale con belle placche rosse fino alla Monjovetta . Per raggiungerla bisogna parcheggiare all' inizio dell' abitato di San Vincent scendendo dietro alla fabbrica rossa, ad un autolavaggio, parcheggio, da lì traversare verso una casa di pietra e portarsi dietro la fabbrica rossa vicino a 4 paline gialle del metanodotto, scendere la cresta con bolli rossi fino ad un palo elettrico di cemento, entrare nel bosco e continuare a scendere fino ad una strada, passare un ponte poi passare sotto la ferrovia e sotto all' autostrada, seguire una strada sterrata fin dopo una galleria della ferrovia, la via di Capaferita parte poco sopra la galleria del treno ( cartellino alla partenza). Ore 0,30 La via è stata aperta dal basso il 15 aprile 2008 da Maura Ramella Paia, Roby Detomati con la guida di Tike Saab Gianni Lanza. La parete alta circa 140 metri, con belle placche rosse, è più verticale di quel che sembra, la via è ancora un pò sporca di terra e vegetazione, è tutta attrezzata a fix inox, per le sei lunghezze al massimo di 25 metri, la difficoltà obbligatoria non passa il 5b, chiodatura ravvicinata, necessari nove rinvii, friends inutili, soste da collegare. L1: 5c, 6a. L2: 5c, 6a. L3: 5a. L4: 6a, 5a, 4c. L5: 5a, 4a. L6: 6a Raggiunta la cima con percorso evidente in 10 minuti si ritorna alla macchina. Equipaggiamento: normale da arrampicata, 9 rinvii, fettucce per collegare i fix delle soste Origine del nome: Capaferita si riferisce ad un dispettoso sasso che ha centrato la capa della Maura, sangue in parete, un pò di paura, ma niente di rotto, morale meglio un casco oggi per una gallina viva domani. Nota: qualche ASINO si è fregato la placchetta d' uscita e l' ultima sosta...... non ho parole. Guarda le foto sul portfolio |